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	Commenti a: Ma anche no	</title>
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	<description>Da quando ho imparato a camminare, mi piace correre.</description>
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		Di: Paolo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 15:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://paolopajer.it/ma-anche-no/#comment-26&quot;&gt;Nunzia&lt;/a&gt;.

Molto interessante.
Grazie, Nunzia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://paolopajer.it/ma-anche-no/#comment-26">Nunzia</a>.</p>
<p>Molto interessante.<br />
Grazie, Nunzia.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Nunzia		</title>
		<link>https://paolopajer.it/ma-anche-no/#comment-26</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nunzia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 07:29:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Paolo, c’ è un’altra questione, a mio avviso. Non solo l’accoglienza e l’accompagnamento delle persone  in difficoltà non si basa sull’altruismo, ma sull’attuazione dei diritti e che il contesto organizzativo/lavorativo dovrebbe contenere dei dispositivi di tutela,  il punto è che le nostre competenze relazionali dovrebbero consentire di stabilire un rapporto con le persone, quando serve e quando è possibile, che abbia una funzione contenitiva e orientativa delle angosce, dell’aggressivita, proprio perché le persone possano investire energie nel cambiamento e non nella sterile reazione. Ripeto, quando è possibile e quando le persone riescono ad affidarsi, perché se non dobbiamo dare per scontata la funzione di capro espiatorio, così non dobbiamo pensare in modo onnipotente di poter controllare qualunque situazione... e soprattutto non darlo a pensare all’organizzazione, (anche a qualche collega) che troppo spesso creano o permettono condizioni di solitudine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Paolo, c’ è un’altra questione, a mio avviso. Non solo l’accoglienza e l’accompagnamento delle persone  in difficoltà non si basa sull’altruismo, ma sull’attuazione dei diritti e che il contesto organizzativo/lavorativo dovrebbe contenere dei dispositivi di tutela,  il punto è che le nostre competenze relazionali dovrebbero consentire di stabilire un rapporto con le persone, quando serve e quando è possibile, che abbia una funzione contenitiva e orientativa delle angosce, dell’aggressivita, proprio perché le persone possano investire energie nel cambiamento e non nella sterile reazione. Ripeto, quando è possibile e quando le persone riescono ad affidarsi, perché se non dobbiamo dare per scontata la funzione di capro espiatorio, così non dobbiamo pensare in modo onnipotente di poter controllare qualunque situazione&#8230; e soprattutto non darlo a pensare all’organizzazione, (anche a qualche collega) che troppo spesso creano o permettono condizioni di solitudine.</p>
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